FAQ - domande frequenti

Il counselling

Il termine counseling (counselling secondo l'inglese britannico) indica un'attività professionale che in un clima di comprensione e di agevole comunicazione tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità dell'utente, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolandone le capacità di scelta. Si occupa di problemi non specifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia, scuola, lavoro).


Il cordone ombelicale

Il cordone ombelicale costituisce il legame vitale tra mamma e bambino. Per tutta la gravidanza è l’inestimabile fonte di nutrimento che aiuta il feto ad alimentarsi e crescere fino al giorno del parto. Detto anche funicolo ombelicale, al momento della nascita misura generalmente 50-60 cm di lunghezza e 20 mm di diametro. Ha un colore madreperlaceo e una forma attorcigliata e, durante la gestazione, compie il suo ciclo di ossigenazione grazie ai tre vasi sanguigni che lo compongono.


Cosa è il midollo osseo?

Il midollo osseo non è il midollo spinale. Il midollo osseo utilizzato per il trapianto (in termini tecnici "midollo emopoiètico") si presenta alla vista come sangue e viene prelevato solitamente dalle ossa del bacino (ossa iliache). Il midollo osseo ha il compito di formare nuove cellule sanguigne (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine) in sostituzione di quelle che muoiono naturalmente e terminano la loro funzione (emopoièsi). Un globulo rosso ha una vita media di 120 giorni.

L’emopoièsi si realizza a partire da un unico tipo di cellula (cellula staminale emopoiètica, CSE) all’interno del midollo osseo, che è presente in vari segmenti scheletrici: coste, sterno, ossa del bacino, scapole, cranio ed estremità prossimali dell’omero e del femore. Nelle malattie del sangue, come in alcune forme di leucemia, il midollo osseo perde questa funzione emopoiètica.


Cosa sono le cellule staminali?

Sono cellule indifferenziate, capaci di autorinnovarsi, proliferare, differenziarsi in diversi tipi di cellule mature e ricostituire tessuti danneggiati.


Cosa sono le cellule staminali emopoiètiche CSE?

Sono le cellule progenitrici del sangue, capaci cioè di dare origine a tutte le linee cellulari ematiche (globuli rossi per il trasporto dell’ossigeno, globuli bianchi per la difesa dalle infezioni e piastrine per garantire la coagulazione del sangue). Tanto per avere un’idea, ogni giorno il nostro organismo produce 200 miliardi di globuli rossi, 50 miliardi di globuli bianchi e 125 miliardi di piastrine. Questa produzione è garantita da una quantità relativamente esigua di cellule staminali la cui sede prevalente è il midollo osseo; le cellule staminali emopoiètiche (CSE) si trovano però, in minor numero, anche nel sangue periferico dopo idonea stimolazione e nel sangue cordonale.


Cosa è il trapianto di cellule staminali emopoiètiche?

Il trapianto di cellule staminali emopoiètiche (CSE) indica l'infusione delle medesime in un soggetto malato allo scopo di ricostituire la normale ripresa delle normali componenti cellulari ed immunitarie del sangue. Le CSE possono essere autologhe (cioè del paziente stesso), allogèniche (da donatore diverso: familiare o volontario) o singèniche (da donatore gemello monovulare); quindi il trapianto si dirà, a seconda del donatore, autologo, allogènico oppure singènico.

Trapianto di cellule staminali autologhe o trapianto autologo

Un paziente portatore di una neoplasia maligna non guaribile con la terapia convenzionale, ma sensibile alle dosi di chemioterapici, è un potenziale candidato alla somministrazione di un carico di farmaci citotossici molto elevato. Questa terapia (regime di condizionamento) è definita sovramassimale, in quanto non consente il recupero ematologico spontaneo. In questo caso, il ripristino delle normali funzioni emopoiètiche viene affidato alla reinfusione di cellule staminali del paziente, in precedenza adeguatamente raccolte e conservate. La sorgente di CSE è quasi esclusivamente rappresentata dal sangue periferico, da dove le cellule vengono prelevate mediante procedura di afèresi.

Indicazioni: Le indicazioni per il trapianto autologo sono le neoplasie ematologiche e non tumori solidi, purché siano radio-chemiosensibili. La maggior parte dei trapianti autologhi (80%) viene eseguita per oncoemopatie, il restante per tumori solidi. L’età fino a cui è possibile accedere a tale procedura può essere 70 anni.

Trapianto di cellule staminale allogèniche

Il trapianto allogènico, mira ad una sostituzione completa del patrimonio ematologico (normale ed alterato) del paziente con cellule staminali ottenute da un idoneo donatore sano. Vi è quindi necessità di individuare un donatore idoneo per poter procedere. Tra i numerosi, ed in parte sconosciuti, sistemi antigenici di istocompatibilità, il principale è il sistema HLA (Human Leukocyte Antigens); l’identità assoluta per gli antigeni di questo sistema è, infatti, un requisito fondamentale per il successo del trapianto. L’estremo polimorfismo del sistema HLA nell’ambito della popolazione generale viene ristretto tra i familiari consanguinei, con possibilità di trovare un’identità HLA nel 25% della fratria. Di conseguenza, solo 1 paziente su 4, in media, ha la possibilità di essere avviato al trapianto allogènico. Visto il grande polimorfismo del sistema HLA, la probabilità, per un paziente, di trovare un donatore HLA identico al di fuori dell’ambito familiare sono bassissime: per tale motivo sono state costituite, nel mondo, banche informatizzate contenenti i risultati della tipizzazione HLA di milioni di donatori di cellule staminali emopoiètiche. In assenza di un donatore HLA identico tra i consanguinei del paziente, può essere attivata questa ricerca informatizzata. La probabilità di trovare un donatore è dell'ordine del 60% circa entro 8 mesi dall'inizio della ricerca e infatti questi trapianti rappresentano oggi circa il 40% di tutti i trapianti allogènici. I risultati sono sovrapponibili a quanto può essere ottenuto con un donatore familiare. L’obiettivo terapeutico che il trapianto allogènico si pone è la guarigione del paziente e questa dipende dalla eradicazione della malattia di base e ricostituzione dell'emopoièsi del donatore.

L'eradicazione della malattia di cui il paziente è affetto può essere perseguita con una duplice modalità:


La reazione del trapianto contro il ricevente, Graft versus Host Disease (GvHD), che in sostanza rappresenta il risultato clinico dell’aggressione immunologica del donatore nei confronti del ricevente, si è spesso mostrata anche un’efficace aggressione immunologica contro la malattia di base. Le cellule staminali emopoiètiche utilizzate per il trapianto allogènico possono essere di origine midollare, (circa 40%) o del sangue circolante, (circa 60%) o del sangue del cordone ombelicale (circa 3%). Quanto all’età del paziente da trapiantare, tenendo conto che la GvHD è di entità crescente in funzione dell’età, si è convenzionalmente stabilito il limite massimo di 55-60 anni. In realtà, questo limite è spesso superato, quando le condizioni cliniche del paziente sono ottime e l’indicazione al trapianto è assoluta.

Indicazioni: Le indicazioni al trapianto allogènico sono rappresentate da affezioni ematologiche, maligne e non. Tra le affezioni non maligne, la principale è rappresentata dall’aplasia midollare severa non responsiva alla terapia immunosoppressiva, nella quale si ottiene la guarigione permanente in circa l’80% dei pazienti. Ottimi risultati vengono ottenuti anche nei bambini portatori di Talassemia maior. Infine, numerose malattie dovute ad errori congeniti enzimatici costituiscono precisa indicazione al trapianto allogènico. Le affezioni ematologiche maligne (leucemia acuta mieloide, leucemia acuta linfoblastica, leucemia mieloide cronica) rappresentano l’indicazione principale al trapianto allogènico (circa 90%).


Cosa è il Sangue da Cordone Ombelicale SCO?

È il sangue che rimane nella placenta e nei vasi cordonali dopo la nascita del neonato e il taglio del cordone ombelicale. Il sangue da cordone ombelicale (SCO) può rappresentare un’alternativa fonte di cellule staminali emopoiètiche (CSE) del tutto simili a quelle del midollo osseo da impiegare in ambito trapiantologico.


Cosa sono le Banche di Sangue Cordonale?

Le Banche di Sangue Cordonale sono strutture nelle quali vengono trattate e conservate le unità di sangue del cordone ombelicale (SCO) raccolte a scopo solidaristico o dedicato in seguito a donazione. Sono anche le strutture che si occupano della distribuzione delle unità di sangue cordonale presso i Centri Trapianto di midollo osseo, dove il paziente, per il quale l’unità è stata selezionata, è ricoverato.

In Italia, le banche di sangue cordonale, istituite esclusivamente all’interno di strutture pubbliche, svolgono la loro attività in base a standard definiti da linee guida nazionali (Conferenza Stato-Regioni, Atti n. 1770 del 10 luglio 2003) e internazionali (FACT-NETCORD) di comprovata qualità ed efficacia.

La rete nazionale italiana (ITCBN, Italian Cord Blood Network), istituita formalmente con il Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009, è attualmente composta da 19 banche, distribuite su tutto il territorio nazionale, ed è coordinata a livello centrale dal Centro Nazionale Sangue in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti, per i rispettivi ambiti di competenza.

Le unità di sangue di cordone ombelicale raccolte per trapianto allogènico vengono definite:


Sebbene non presenti in Italia oltre alle Banche pubbliche esistono anche Banche private.


Quali sono le differenze tra una Banca pubblica e una Banca privata?

Le Banche pubbliche sono costituite generalmente da:


Le Banche pubbliche operano con fini solidaristici, nell’ambito dei programmi trapiantologici sanitari istituzionali, in rispondenza alla normativa nazionale e della Comunità Europea e perseguono obiettivi di qualità, sicurezza ed efficienza del Sistema Sanitario Nazionale. Si tratta di programmi costosi e impegnativi soprattutto da un punto di vista organizzativo. Le Banche pubbliche sono collegate tra loro in reti nazionali e internazionali, così come avviene per i Registri di Midollo Osseo, e gestiscono i dati relativi alle unità raccolte mediante archivi elettronici che mettono a disposizione di tutti i centri trapianto le unità disponibili. Donare ad una Banca pubblica non comporta spese, la donazione è volontaria e gratuita e nessuna prestazione graverà sui genitori.

Le Banche private, invece, conservano il sangue di cordone ombelicale esclusivamente per un possibile uso futuro riservato ‘autologo e/o intrafamiliare’ indipendentemente da criteri di bancabilità in riferimento a standard qualitativi. Le Banche private nascono negli USA, laddove l’assistenza sanitaria si basa su una medicina di tipo assicurativo e non previdenziale come nel nostro Paese. Le Banche private operano per fini commerciali, dietro la stipula di contratti ad personam; i costi per la criopreservazione di un’unità autologa si aggirano sui 2.000-2.500 euro.


Cosa è la commissione DediCO?

Il Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009 riporta una lista di indicazioni cliniche in presenza delle quali è opportuna e permessa, in Italia, la donazione dedicata. Si tratta di patologie per le quali è consolidato nella pratica clinica il trapianto di cellule staminali ematopoiètiche (CSE).

Il sopraindicato decreto stabilisce inoltre la necessità di aggiornare periodicamente la lista sulla base delle nuove evidenze scientifiche. A tal proposito è stata istituita nel 2009 una commissione – Commissione DediCO – tra i cui compiti vi è la supervisione dell’elenco e l’aggiunta di patologie non ancora comprese.

La Commissione è costituita attualmente da 8 membri rappresentanti le società scientifiche maggiormente coinvolte nell’attività trapiantologica per pazienti adulti e pediatrici (GITMOGruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo e AIEOPAssociazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica), la società scientifica che si occupa di genetica medica (SIGUSocietà Italiana Genetica Umana) e un esperto di bioetica dell’Istituto Superiore di Sanità. Il Centro Nazionale Trapianti, in collaborazione con il Centro Nazionale Sangue, svolge una funzione di supervisione dell’attività.


I cittadini immigrati possono partecipare alla donazione?

Assolutamente sì. E' molto importante incentivare la partecipazione anche delle donne immigrate, perché la compatibilità necessaria per effettuare il trapianto del sangue cordonale a un paziente dipende dall'etnia. Quindi avere a disposizione anche sangue cordonale di cittadini immigrati offre maggiori possibilità di cura ai pazienti di etnie diverse.